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Sito in più lingue: quando serve davvero e come farlo bene

di William · · 3 min di lettura

Risposta breve: un sito in più lingue serve quando una parte reale dei tuoi clienti legge meglio un'altra lingua, non per sembrare internazionale. Se lo fai, ogni lingua deve avere il suo indirizzo, testi davvero tradotti e un modo semplice per passare dall'una all'altra.

La domanda giusta: chi ti legge?

Prima di parlare di traduzioni, guarda chi ti scrive. Un B&B sul lago che riceve prenotazioni da tedeschi e svizzeri, un festival in Valle d'Aosta con un pubblico francese, una galleria che vende a collezionisti all'estero: qui una seconda lingua porta clienti. Uno studio che lavora solo con clienti della propria provincia, invece, ottiene di più curando bene l'italiano.

Un buon indizio sono i dati che hai già: le richieste via email, le recensioni, la provenienza delle visite nelle statistiche del sito. Se una lingua torna spesso, è quella da aggiungere. Se nessuna torna, meglio aspettare.

Meglio una lingua fatta bene che tre a metà

Un sito tradotto solo nei menu, con i testi rimasti in italiano, delude chi ci arriva. Google stesso lo sconsiglia: tradurre solo le parti fisse della pagina lasciando il contenuto in un'altra lingua crea un'esperienza confusa (Google Search Central).

Lo stesso vale per una traduzione automatica pubblicata senza rileggerla: un madrelingua se ne accorge alla prima frase, e il tono curato del resto del sito si perde. Gli strumenti automatici sono un buon punto di partenza; l'ultima parola spetta a chi la lingua la parla davvero.

Le tre regole tecniche che contano

  • Un indirizzo per lingua: per esempio tuosito.it/ in italiano e tuosito.it/fr/ in francese. Google raccomanda URL distinti per ogni lingua, invece di cambiare il testo con un cookie o in base al browser.
  • Pagine collegate fra loro: ogni versione dichiara a Google le altre con il tag hreflang, e deve elencare anche sé stessa (Google Search Central). Così chi cerca in francese trova la pagina francese.
  • Nessun reindirizzamento forzato: mandare d'ufficio il visitatore nella lingua del suo browser può impedire a lui, e a Google, di vedere le altre versioni. Meglio proporre la lingua e lasciare la scelta.

Il selettore di lingua: visibile e onesto

Il passaggio da una lingua all'altra va messo dove l'occhio lo cerca, in alto, e deve portare alla stessa pagina nell'altra lingua, non alla home. Scrivi i nomi delle lingue nella loro lingua (Italiano, Français, English): chi non legge l'italiano non cercherà "Francese". Le bandiere indicano Paesi, non lingue: un francese del Québec o uno svizzero di Ginevra non si riconoscono nel tricolore.

Prima di partire, tre domande

  • Chi risponde? Se un cliente scrive in tedesco, qualcuno deve poter rispondere in tedesco.
  • Chi aggiorna? Ogni nuova pagina, prezzo o orario va cambiato in tutte le lingue. Una versione straniera ferma a due anni fa fa più danni di nessuna.
  • Cosa tradurre? Non per forza tutto: le pagine dei servizi, i contatti e le informazioni pratiche bastano spesso a cominciare.

Nei siti che realizziamo, le lingue si aggiungono con indirizzi propri, pagine collegate tra loro e una sitemap che le dichiara tutte. Il nostro stesso sito è in italiano, francese e inglese: se hai un pubblico che parla un'altra lingua, possiamo valutare insieme quali pagine tradurre per prime.

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